La storia

Un pò di storia della fontana e del suo architetto


L’attuale assetto della piazza si deve agli architetti Mario Ridòlfi e Mario Fagiolo, che vinsero un concorso nazionale bandito nel 1932.

In precedenza in questa piazza si trovava il monumento ai caduti che venne trasferito in piazza Briccialdi. Di fianco ai palazzi dominanti la piazza (Palazzo del governo, del Bazzani, e la sede della Banca d’Italia), i due architetti inserirono degli intermezzi a verde, della stessa lunghezza degli edifici ed una grandiosa fontana.

Essa si caratterizza in tre fasi: nella prima l’acqua sgorga al bordo del grande catino sotto forma di velo per scorrere sulla superficie decorata con i segni dello zodiaco, quindi precipita in un’ulteriore vasca più profonda, simbolo della trasformazione in energia, rappresentata, nella nostra fontana, da un altissimo pennone metallico rivestito di acciaio inossidabile. La scelta dei segni zodiacali a decorazione del catino, realizzati con formelle di vetro inciso, distribuite su fondo mosaico, è suggerita dalla intima relazione che intercorre tra essi e i mesi dell’anno che regolano la copiosità dell’acqua di precipitazione.

La fontana, le cui decorazioni sono state realizzate su decorazioni di Corrado Cagli, è stata distrutta nel corso dell’ultima guerra e restaurata con interventi successivi fino al ’61.

Ridòlfi, Mario. – Architetto italiano (Roma 1904 – Marmore 1984). Uno degli esponenti più inquieti del MIAR (Movimento italiano per l’architettura razionale), inizialmente legato alle eredità linguistiche novecentiste si avvicinò successivamente alle nuove tendenze europee dell’espressionismo e del razionalismo (Palazzo delle Poste di piazza Bologna a Roma, 1934). Con il quartiere Tiburtino dell’INA-Casa, R. promosse la cd. tendenza neorealista dell’architettura italiana degli anni Cinquanta.
VITA E OPERE.
Laureatosi a Roma nel 1929, entrò a far parte del MIAR. R. Iniziò la sua attività con una serie di progetti in cui persistevano eredità linguistiche di inizio secolo fuse con le nuove tendenze espressioniste o razionaliste (Torre dei Ristoranti, 1928, e Colonia marina, 1929 a Castel Fusano; Archidiocesi di Messina, 1932). Ma l’opera emblematica in cui R. raggiunse la massima sintesi di quelle poetiche rimane il palazzo delle Poste di piazza Bologna a Roma. Abbandonato progressivamente il lirismo novecentista, i temi del razionalismo europeo si affermano sensibilmente nelle palazzine romane di via di Villa Massimo (1936) e di via S. Valentino (1937). Nel dopoguerra intensificò la propria attività sottoponendo a verifica il linguaggio razionalista attraverso un dettagliato studio dei metodi costruttivi tradizionali. Da ciò conseguì, nel 1946, la pubblicazione del Manuale dell’architetto, redatto insieme a C. Calcaprina, A. Cardelli e M. Fiorentino, per conto del Consiglio nazionale delle ricerche. Il quartiere Tiburtino dell’INA-Casa (capigruppo L. Quaroni e R.) è l’esempio puntuale del distacco dalle tematiche europee, promuovendo la cosiddetta tendenza neorealista dell’architettura italiana degli anni Cinquanta. Le opere successive di R. approfondiscono tale tendenza: palazzine in via De Rossi a Roma; quartiere INA-Casa a Cerignola (1950); case-torri in viale Etiopia (1951) e palazzina in via Vetulonia (1953) a Roma; carcere di Nuoro (1955); quartiere CEP a Treviso (1958); asilo nido a Canton Vesco (Ivrea, 1960). A Terni, città per la quale ha redatto, con W. Frankl (suo stretto collaboratore dal 1933), il piano regolatore (1957-63) ha realizzato moltissime opere, tra le quali vanno ricordate: case Franconi (1959-60); complesso Fontana (1960-64); case Pallotta (1961-63); complesso Briganti (1962-63); casa Lina (Marmore, 1966-67); case De Bonis (1971-75); casa Luccioni (1977-79); casa Cresta (Marmore, 1977-83). L’espressività formale di queste case, estesa alla notevole cura del dettaglio, si ritrova anche nel progetto per il nuovo palazzo per uffici del comune di Terni, segnato da una lunga vicenda progettuale (1964-82). Nonostante uno sdegnoso isolamento dal dibattito culturale, le sue indiscutibili capacità professionali lo hanno reso una delle figure di riferimento nell’ambiente accademico e architettonico romano. A un periodo di relativa disattenzione critica ha fatto seguito la realizzazione di due mostre: a Terni (1979) e a Venezia in occasione della Biennale del 1980.

(tratto da treccani.it)

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